Il lavoro di costruzione dei
traghetti iniziava con la posa sullo scavo di un lungo trave, la chiglia, alle cui estremità se ne incastravano altri due, ossia la ruota di prua e il dritto di poppa. Alla chiglia delle navi faceva capo tutta l'ossatura trasversale e longitudinale. Questa parte delle navi era costituita da vari pezzi. Sullo scheletro delle navi si adagiava il fasciame, fatto da corsi, ovvero ordini di tavole. L'ultima operazione era la pontatura, cioè la disposizione dei tavolati di coperta. Sistemato lo scavo e applicato il timone sulle navi, le navi veniva varato e rimorchiato alla banchina di allestimento per le navi, dove le sovrastrutture venivano completate. Riempite di stoppa tutte le connessure dello scafo delle navi, provvedevano a renderlo perfettamente impermeabile. Se per le navi erano previsti remi in ausilio alle vele, i remolari erano pronti a dare forma e calibro ai remi stessi. In fine, ecco all' opera i velai. Procedevano al taglio delle vele che erano formate da ferzi o teli disposti verticalmente e cucite tra loro. Tre mesi bastavano, in genere per costruire una galea e il naviglio leggero in genere. Più lunghi erano i tempi per le caravelle e le navi tonde di maggior stazza, qual'era, ad esempio, la caracca. Si sa che dai cantieri genovesi uscirono, nel 1498, quattro caracche: un record, che la media era di due all'anno.
La navigazione si sviluppò negli anni fino ad arrivare alle moderne imbarcazioni che abbiamo visto recentemente nell'America's Cup. |